Domenica 26 Aprile 2009
ore 18:30
“Arancia Blu”
apre le porte della propria cantina proponendo
Le Degustazioni Domenicali
con grandi vini in degustazione
Batar ’05 Querciabella
Bicchiere e selezione di antipasti o formaggi
IL VINO
Uno straordinario incontro tra Pinot Bianco e Chardonnay. Grandissima finezza e consistenza da primato. Un bianco che si comporta come un rosso, che vorrebbe essere scaraffato e servito a temperatura ambiente. Un vino longevo che dà sensazioni di estasi avvolgente. Vino complesso che raggiunge la sua massima maturità dopo circa 4 anni, prima di questa data appare ancora troppo chiuso, tenendo conto che può essere invecchiato anche per 12 anni.
L'AZIENDA
L'azienda di Peppe Castiglioni ha una storia ragguardevole, i cui prodotti sono premiati dalla critica e dai consumatori regolarmente da anni. Vini dallo stile inconfondibile, un esempio di concentrazione e allo stesso tempo di eleganza sopraffina. Si trova a Greve, nel Chianti Classico e la sua architettura di antico borgo, perfettamente ristrutturato, parla la lingua dell’investimento e del business di alto livello. Tutto ci si aspetterebbe che una linea aziendale all’insegna della viticoltura biodinamica. Solo qualche anno fà il lavoro correva tranquillo lungo i binari della viticoltura convenzionale. Venticinque ettari soprattutto a Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, con una parte più piccola dedicata a Chardonnay e Pinot Bianco. La sedimentata affermazione del Classico Querciabella, l’ascesa del Camartina nell’empireo dei Supertuscans e il successo del personalissimo bianco Batar, potevano far prevedere un ‘espansione in Maremma (35 etteri) e persino una puntata nel Friuli (5 etteri), ma no la svolta filosofica verso la biodinamica steineriana. Sebastiano Cossia Castiglioni, subentrato al padre, ha voluto imprimere negli ultimi anni un grande cambiamento di impostazione aziendale. La biodinamica ti cambia lo sguardo e i gesti. Tutto cambia e tutto comincia . . . dall’inizio. Per rivitalizzare un vigneto di quarant’anni, la terra è stata scassata con ripper ad ancora che apre il terreno all’acqua e alla luce, senza stravolgerlo. Poi la terra è seminata a mano con 32 tipi di sementi, quindi il tutto viene trinciato quando è a seme e poi si aspetta che le piante spuntino di nuovo. Questo processo, per raggiungere l’humus ricco e grasso, può essere velocizzato con appositi preparati biodinamici: il corno letame, ad esempio, che consiste in letame di mucca che abbia già figliato, lasciato a riposare all’interno delle corna, considerate dalla filosofia steineriana, una sorta di antenna che si connette con il cosmo. Oltre alla rivitalizzazione, via i tondini di ferro e i legacci di plastica, trattamenti rame e zolfo, calcinazione ed incenerimento per regolare infestanti e parassiti. Il segreto di tutto è pensare alla terra e non alla pianta: nutrirla in modo equilibrato ed organico equivale a conservare ed alimentare l’humus, vale a dire quell’impasto di sostanza organica e acqua che conferisce stabilità al terreno e soprattutto lo fa “vivo”. In questo modo il terreno e la pianta tendono a diventare un sistema sano, che trova in se stesso le risorse per reagire agli attacchi patologici, nella misura in cui ne ha bisogno. Tutto ruota attorno a questo equilibrio: osservare quello che accade e cercare accorgimenti e dettagli per perseguire la salute della terra e della pianta è un lavoro che non finisce mai. La cantina, una frazione del borgo, è una cattedrale di pietra dal cuore d’acciaio, soggetta ad una temperatua costante per tutto l’anno. Ma qui, il vino passa e basta, perché è atteso nella cattedrale di pietra dal cuore di legno: la “barricaia”: il massimo della tecnologia nella perfezione architettonica. Una visione che per un attimo sembra far dimenticare i preparati biodinamici. Ma ribadiscono in azienda, che qui sono bandite le alchimie moderne: niente lieviti selezionati, intervento questo che appiattisce il profumo e il gusto del vino, indipendentemente dalla diversità del vitigno. Cercare invece l’espressione di un terroir.
