Giovedì 07 Maggio 2009
ore 20:30
“Arancia Blu”
e
L'Azienda "La Quercia"
presentano
Banco d'Assaggio
Spumante Metodo Classico Extra Dray “Eteros”
(uve Passerina, Pecorino, Verdicchio)
Colli Aprutini Montonico “Santapupa” ‘07
Vini in Degustazione
Colli Aprutini Pecorino “Santapupa” ‘07
Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo “Primamadre” ‘07
Montepulciano d’Abruzzo “Primamadre” ‘05
Nel territorio di Morro d’Oro, un piccolo comune situato nella zona “Colline Termane”, in provincia di Teramo, sulle armoniose e soleggiate colline tra il Mar Adriatico e il Gran Sasso, si estendono i vigneti dell’azienda “La Quercia”. La Quercia, Antica Madre, Primamadre fin dai tempi più remoti, fu considerata albero sacro ed oracolare. Il suo culto risale alla preistoria delle civiltà romane , greche e celtiche. Albero preferito dagli dei e dagli uomini, tanto che conservare un truciolo di questo legno si pensava preservasse dalle disgrazie. Questa antica credenza giunge, leggermente modificata, fino ad un recente nostro passato, quando in Abruzzo si coglievano foglie di quercia su cui era caduto un fulmine per affidarle alle povere reclute in partenza per la guerra. Si pensava che, grazie a questo talismano, i soldati non potessero essere colpiti dalle pallottole e questo in base alla convinzione che dove il fulmine è caduto una volta, non cadrà più. L’azienda è condotta da tre soci che, sul finire degli anni Ottanta, divennero casualmente colleghi di lavoro: Elisabetta Di Berardino, responsabile commerciale, l’enologo Antonio Lamona e Fabio Pedicone, l’enotecnico. Insieme lavorarono fino al 2000, quando decisero di rilevare l’azienda agricola La Quercia, già esistente dal 1971, con la quale avevano già collaborato in qualità di consulenti. “La Quercia” è una piccola azienda vitivinicola che si estende per circa 12 ettari di vigneto e circa 3 ettari di oliveto , con annesso uno stabilimento enologico di circa 400 mq, con capacità produttiva di circa 4000 hl di vino. La felice esposizione ad est ed ovest, l’altimetria regolare di circa 250 m.s.l, il clima ottimale e la particolare morfologia del terreno, rendono questa zona ideale per la coltivazione delle uve. I terreni vengono coltivati con metodo a basso impatto ambientale, poiché l’attività dell’azienda è improntata al rispetto per la natura, convinti che ciò sia fondamentale per ottenere un buon prodotto, nel rispetto della salute dell’uomo e della fauna. Durante la lavorazione il prodotto viene trattato il meno possibile, affinchè nel bicchiere si possa trovare il riflesso della terra di origine e delle sue caratteristiche tipiche.
I VINI D'ABRUZZO
Trebbiano
Dell’esistenza del vitigno in Abruzzo vi è testimonianza sin dal XVI secolo, quando Andrea Bacci, nella sua opera “De naturali vinorum historia . . ”, segnala la presenza nel Fucino e nell’area Peligna di un vino ottenuto da uve Trebulanum.
Montonico
Tipico della zona dell’entroterra teramano, dei comuni di Bisenti e parte di Cermignano. Risale almeno ai tempi dei romani, dai quali alcune contrade ancora ne conservano l’appellativo. Dal libro onciario del 1615 si rileva che la coltivazione del “montonico”era floridissima. Ai primi del 1700 si arrivò alla costruzione di botti di rovere della capacità di 100 salme di mosto e, in quei tempi destò non poca ammirazione una grossa botte costruita senza cerchi di sostegno. Nel catasto del 1760 la coltivazione della vite appare molto più estesa e nell’invasione del 1798-99, i francesi trovano il vino così fresco, armonico e profumato da chiamarlo “le petit champagne” e richiederne forniture per i vari distaccamenti in Abruzzo.
Pecorino
Varietà del centro Italia, delle regioni Marche, Umbria ed Alto Abruzzo, che predilige i siti collinari abbastanza elevati e che matura presto. Il motivo della denominazione, uguale al noto formaggio, è probabilmente dovuto ai movimenti stagionali dei pastori che, al ritorno dalle zone di montagna in settembre, portavano le loro greggi a pascolare proprio sui vigneti dove il frutto era già stato raccolto. Le basse rese di produzione di questa varietà portarono i viticoltori ad abbandonare la sua coltivazione a favore di altre più redditizie.
Montepulciano
L‘origine dell’uva sembra essere comune alle altre tipologie a bacca nera del meridione, tutte derivanti dalla Grecia. Nei secoli rimarrà l’apprezzamento che ne ebbe il condottiero Annibale, che tenne sotto scacco Roma per molti anni, rinvigorendo uomini e cavalli con il vino prodotto nel territorio degli Aprutzi. Da più di due secoli va avanti la disputa sulla paternità del nome, conteso tra gli abruzzesi e i viticoltori di Montepulciano, vicino Siena. La confusione venne a crearsi nella Baronia di Carapelle, tenuta de’Medici in Abruzzo, areale nel quale vennero importate le prime tecniche viticole ed enologiche evolute dalla Toscana in Abruzzo. Confusione che fu dovuta alla similitudine di alcune caratteristiche ampelografiche, e alla comune capacità di produrre vini simili, anche se il montepulciano “primutico” risultò essere il Prugnolo Gentile, clone del Sangiovese Grosso, quando invece l’uva degli Abruzzi era tardiva rispetto a quella toscana, dava vini decisamente più strutturati, longevi e carichi di profumi e colore. Il punto di partenza della varietà coltivata in Abruzzo, dopo l’avvento della fillossera, fu la zona di Torre de Passeri, nell’apertura della Valle Peligna verso l’Adriatico. Notizia confermata da uno scritto dello storico Michele Troia risalente al XVIII Secolo, quindi, molto anteriore rispetto a quando si vantavano le origini toscane del vitigno. Si ha notizia di produzione e commercializzazione di vino da tale varietà fin dal 1821, nella vallata del Pescara (nella zona di Tocco da Casauria - Bolognano, dove risiedeva la famiglia Guelfi). Tale affermazione è documentata da un rarissimo documento manoscritto di proprietà dell’arch. Tommaso Camplone di Pescara. Da diversi archivi risulta anche che alcuni cloni scampati alla devastazione della fine dell’800, vennero reperiti nella Marsica, in vigne ad altezze alle quali la fillossera non sopravvive.
Antipasti
Pecorino dolce, fritto dorato
Tortino di frittata di cipolle, con salsa di pomodoro e menta
Insalata di lattuga e cubetti di capra stagionata, condita con olio e aceto di birra
Primi
Spaghetti alla chitarra, con pecorino e zafferano
Lasagnetta con scarola, capperi di Pantelleria, olive di Gaeta e pinoli, con salsa di pomodoro e scalogno
Secondi
Saccottino di pasta sfoglia, con cicoria, funghi porcini e caciocavallo affumicato
Polpettine di patate alle erbe, con salsa allo zafferano e peperoncino
Dolci
Semifreddo al mosto d’uva
Torrone di fichi secchi, glassato al cioccolato fondente
