Domenica 10 Maggio 2009
dalle ore 18:30
"Arancia Blu "
presenta
"Matteu"
Altacutena
Bicchiere e selezione di antipasti
o
formaggi
Il vino che si abbina al mare
Vino che nasce da vitigno Vermentino, varietà arrivata, sembra dalla Spagna o dal Medio Oriente, attraverso la Francia, intorno al 1300 e che ha trovato casa in territori costieri. Un vino dunque mediterraneo. Il grande Vermentino del vulcanico Bastiano Ragnedda, apparso nel firmamento dell’enologia sarda nel 2006, è il frutto della vigna che porta il suo nome, situata a 300 metri s.l.m., su una collina di granito, sopra il borgo di Cannigione, vicinissimo Arzachena (OT), in Gallura. Scenario mozzafiato, dominio assoluto del Golfo di Arzachena, dell’entroterra della Costa Smeralda e dell’Arcipelago de La Maddalena; ma, soprattutto terreno sabbioso/granitico, insolazione continua e vento marino costante e purificatore. Il granito , che ha funzione di accumulatore termico, tiene freddo e idratato l’apparato radicale della vite, consentendo all’uva una maturazione solare, senza riverberi terragni di concimi o altro. In queste condizioni pedoclimatiche, che è riduttivo definire ottimali, non poteva che venir fuori un vino con tutta una serie di sfumature organolettiche che lo fanno andare oltre il concetto di vermentino ben riuscito. Fermentato in piccoli tini, è la sintesi del Vermentino, dai sapori netti , distinti, della macchia gallurese, con la somma delle migliori resine naturali mediterranee, del granito, dell’aria salmastra, tutto condensato con una grazia e una beva fuori da ogni parametro e arricchicchito da un alcolico di 14 gradi. Il freddo è nemico di questo Vermentino, berlo sotto i 13 gradi, rappresenterebbe il massacro dei profumi e dei retrogusti minerali dei quali questo vino è ricchissimo. Alla vista un seducente giallo paglia carico, con nuances dorate e densità inusuale. Naso ampio e aristocratico: su una base di confettura di frutta esotica si rincorrono riconoscimenti di mirto fiorito e ginestra. Nella parte più complessa del corredo olfattivo la fanno da padrone tutta una serie di suggestioni minerali di roccia calda e idrocarburi che lo fanno accostare a certi grandi bianchi della Cote du Rhone. Nel palato entra con passo sicuro prendendo possesso della cavità orale con elegante arroganza: frutto carnoso con primi richiami ai riconoscimenti nasali; grasso e allo stesso tempo setoso sviluppa armonia grazie a una nota acida garbata sorretta da quella grande sapidità che è forse l’elemento più caratterizzante di questo vino. Sensazioni retro nasali ricche di frutta secca, note agrumate e vaniglia. Finale fluido e di grande pulizia. Lascia l’inquietà curiosità di sapere come evolverà negli anni.
